New year's day edition - AMERICA Holiday - US 1974
AMERICA
Holiday - US 1974
Holiday è uno dei
primi Long Playing che ho comprato.
Il secondo o il terzo.
Ricordo che vidi gli America
(una delle sigle più goffe e impersonali della storia del pop e del rock) in TV
e andai a chiedere a Gaetano, principale spacciatore di vinile della mia
adolescenza, di consigliarmi il miglior disco della Band. Nell’epoca giurassica
pre-internet alle volte funzionava così. E lui, sempre di poche parole, si
limitò a tirare fuori da uno scaffale Holiday,
album del 1974 (che al me tredicenne del
1981 sembrava già un’epoca lontanissima).
Chissà, forse aveva solo quello.
Eppure Holiday è
davvero il migliore album degli America.
Registrato in modo impeccabile presso gli studi AIR London,
allora situati al 4° piano di 214 Oxford Street, Holiday - quarto album degli America che segue il non esaltante Hat Trick - è un disco di graziose
canzoncine, prodotte magistralmente da George
Martin (già produttore dei Beatles),
il quale miscela sapientemente “l’attitudine” folk-rock degli America agli
elementi tipici della musica dei baronetti.
Holiday si allontana,
dunque, dai primi dischi della band e vira verso un pop/rock di qualità. Ed è
impossibile resistere alle melodie senza tempo ed ai seducenti arrangiamenti di
archi e ottoni che mettono in risalto l’ottimo livello di scrittura e il suono
di questi gentiluomini americani.
Del resto, Il folk, come il blues, non è sufficiente
suonarlo, bisogna viverlo. E gli America - quelli di “Horse With No Name”, per
intenderci - pur avendo scritto alcune splendide canzoni, semplicemente non
suonavano del tutto autentici. Questo disco di pop spensierato si adatta,
invece, come una seconda pelle ai tre membri fondatori, Gerry Beckley, Dewey Bunnell
- americani cresciuti in Inghilterra - e Dan
Peek, che creano un delizioso ibrido anglo-americano, fresco e accattivante
oggi come lo era mezzo secolo fa.
L’apertura della strumentale "Miniature" immerge
immediatamente in un’atmosfera sognante e rarefatta che è perfetta introduzione
al pop raffinato di "Tin Man", primo singolo estratto dall'album,
giustamente considerata una delle migliori canzoni della band.
"Another
Try", “Glad To Know You”, “Mad Dog” (che ricorda molto “When I’m
Sixtyfour”) e “You” evocano i Beatles, che aleggiano inevitabilmente
quasi ovunque.
La chitarra acustica, l’armonica ed il pianoforte blues
infondono alla melodia e alla triste leggerezza di "Lonely People" la
statura del classico.
Il secondo lato si apre con gli effetti sonori del traffico
di "Hollywood" che insieme alla conclusiva “In The Country”, soffre
di una formula compositiva un po’ banale ma non al punto di risultare semplici
riempitivi.
“Baby It's Up to You” e soprattutto "Old Man Took"
ritornano a bazzicare il familiare territorio americano delimitato dai passati
successi di "Ventura Highway" e “Muskrat Love”, mentre la penultima
traccia, "What Does it Matter", ha un'atmosfera molto britannica che
ricorda vagamente alcune melodie del John Lennon solista.
A cinquant’anni dalla sua pubblicazione, la
"Vacanza" inglese degli America
è ancora un delizioso acquarello folk-pop-rock dalle armonie leggere e
ariose che mostra una varietà di suoni ed influenze musicali più ricca rispetto
a quanto avevano rivelato i primi album della band.
Per me, in ogni caso, rimane la colonna sonora trasognata e un po’ nostalgica delle mie letture estive di adolescente.




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