GREEN ON RED Here Come The Snakes - US 1989


GREEN ON RED
Here Come The Snakes - US 1989

All’indomani della pubblicazione di The Killer Inside me, Chris Cacavas, Jack Waterson e Keith Mitchell, stanchi del dispotismo di Dan Stuart, che aveva dirottato i Green On Red verso sonorità sempre più roots, lasciano la band.

Ridotti ormai ad un duo, con il solo Chuck Prophet rimasto al fianco di Old Dan, I “nuovi” Green on Red, reclutano René Corman al basso, e con la collaborazione del loro produttore Jim Dickinson alla batteria, ed Ed Kollis all’armonica, realizzano Here Comes The Snakes, il loro quinto LP (sesto album considerando anche il mini omonimo del 1982).

Here Comes The Snakes unisce gli Stones di Beggars Banquet e Let It Bleed con il Neil Young oscuro dei seventies, con le visioni western di Sam Peckinpah ed il cinismo di Jim Thompson, dando vita ancora una volta, ad un lavoro fuori dagli schemi e dal mainstream, uno dei più interessanti della sgangherata epopea musicale dei Green On Red, ammesso che ce ne sia qualcuno meno.

Here Comes The Snakes, dispensa canzoni che odorano di strade solitarie e di personaggi ai margini, in cui Stuart canta con il consueto strascico di cinismo e disillusione mentre Prophet ci trafigge con la sua Fender acuminata fingendosi Keith Richards.

Il nucleo dell’album è costituito da un pugno di ballate country polverose e crepuscolari, “Morning Blue”, “Broken Radio”, “Way Back Home”, “We Had It All” (rilettura del classico soul di Donnie Fritts), attorno a cui ruotano le chitarre fracassone di “Keith Can't Read” - ironico omaggio al chitarrista dei Rolling Stones - e di “Rock’n’Roll Disease”, che descrive i sintomi del terribile morbo; il Blues torcibudella di “Zombie For Love”;  il ritmo cadenzato di “Change” (la quale appare più “invecchiata” rispetto agli altri brani a causa dei suoni tipicamente eighties); il talkin' blues catatonico e sinistro di “Tenderloin”, dove la voce maligna di Stuart, accompagnata da una armonica lancinante, racconta storie di droga, violenza e miseria dell’omonimo quartiere, cuore malato di San Francisco; “D.T. Blues”, amara e calcinata dal sole, con la chitarra di Prophet, che rimanda al Neil Young cupo e disperato di On The Beach.

Here Come The Snakes mostra i Green On Red capaci di spaziare tra diverse sonorità ed attitudini in un viaggio tra il rock’n’roll ed il country, tra luci ed ombre dell’America, un viaggio che conduce attraverso strade polverose e bar fumosi al luogo dove trovare i serpenti, i più pericolosi, quelli che camminano.











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