HOODOO GURUS Chariot Of The Gods - Australia 2022


HOODOO GURUS
Chariot Of The Gods - Australia 2022

Sono passati dodici anni. Ma per me ne sono passati molti di più.

Gli Hoodoo Gurus, provenienti da Sidney, sono una delle band di punta di quella aussie wave che durante gli anni ‘80 ha mostrato al resto del mondo come si suona il Rock’n’Roll figlio dei sixties, ma anche del punk dei seventies.

I primi tre irresistibili album, Stoneage Romeos (Big Time, 1984), Mars Needs Guitars (Big Time, 1985) e Blow Your Cool (Big Time, 1987), consegnano i Gurus alla storia ed i lavori successivi, pur non raggiungendo le vette degli inizi, saranno sempre più che decorosi.

Il garage rock cristallino degli Hoodoo Gurus oscilla tra melodie orecchiabili e la veemenza del rock’n’roll più trascinante, tra rockabilly psicotico e pop, tra surf, beat e punk, tra chitarre scintillanti e distorsioni crampsiane, attingendo ai Beatles, ai Kinks, ai Flamin’ Groovies, ai Byrds ma anche ai Radio Birdman, agli X, al cinema anni ‘50.

Sono passati dodici anni, si diceva. Dodici anni dal loro album precedente, Purity of Essence (Sony, 2010). Ma per me ne sono trascorsi molti di più. Per me gli Hoodoo Gurus si erano fermati al loro Magnum Cum Louder del 1989, perché gli album successivi, per quanto decorosi, non erano più riusciti ad innescarmi la miccia che dà fuoco alle polveri, la fiamma della passione che ti induce a tornare più e più volte all’ascolto. E così, con il passare degli anni, i Gurus contemporanei oggetto da parte mia di ascolti sempre più distratti erano progressivamente sbiaditi, rimanendo cristallizzati nelle armonie indimenticabili e nelle schitarrate esaltanti dei primi quattro album, che rimanevano gli approdi sicuri a cui immancabilmente tornavo.

Chariot of the Gods (Big Time, 2022), finalmente, a trentatré anni da Magnum Cum Louder, mi ha nuovamente provocato la scintilla che ha fatto divampare l’incendio. Un incendio circoscritto beninteso e non fuori controllo come quello appiccato dai primi dischi, alimentato dal vento del Rocchenrolle che soffiava impetuoso sulla legna secca dei miei circa diciotto anni, ma pur sempre un incendio!

Durante l’ascolto delle quattordici tracce di Chariot of the Gods è praticamente impossibile rimanere immobili. Una forza irresistibile ti costringe almeno a battere il tempo con il piede o con qualsiasi cosa ti trovi tra le mani (preferibilmente una matita o una penna per mimare le bacchette della batteria) oppure ad intonare i coretti delle loro splendide armonie vocali.

Dave Faulkner (voce e chitarra), Brad Sheperd (chitarra), Rick Grossman (basso) e Nick Rieth (batteria. Ex Radio Birdman, ex Celibate Rifles, ex New Christs, entrato nella line up dopo il recente abbandono di Mark Kingsmill) hanno composto e registrato l’album in tempi di pandemia ed a detta di Dave questo disco rappresenta un atto di resistenza. È un album, suonato con le chitarre e con il cuore, in cui la band ha ritrovato la vena compositiva e la verve di un tempo.

Apre le danze il punk-pop tribale di “World of Pain” ed a seguire troviamo “Get Out Of Dodge”, la rocciosa “Answered Prayers”, la melodica “Was I Supposed To Care?”, la cavalcata western di “My Imaginary Friend”, l’incalzante garage-punk di “I Come From Your Future”, dominata dal wah-wah di uno Brad Sheperd incontenibile, e di “Don't Try to Save My Soul” puntellata dalla granitica sezione ritmica su cui si innesta il solito Sheperd con il riverbero saturato della chitarra slide.

Una menzione speciale merita la conclusiva “Got To Get You Out Of My Life”, in cui Dave Faulkner gioca ad imitare il Lou Reed di Transformer, confezionando una moderna e trascinante “Walk on the Wild Side”.

E se nel 1985 i Gurus cantavano a gran voce che “Marte ha bisogno di chitarre”, oggi possiamo affermare senza timore di essere smentiti che tra epidemie mondiali, venti di guerra e catastrofi naturali, è questo globo sul quale trasciniamo i nostri minuscoli passi ad avere bisogno più che mai delle chitarre degli Hoodoo Gurus, perché se serve una iniezione di felicità in una giornata nera, si può sempre contare su di loro.




(già pubblicato su Debaser.it)

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