PINK FLOYD The Piper At The Gates Of Dawn - UK 1967
PINK FLOYD
The Piper At The Gates Of Dawn - UK 1967
Debutto a 33 giri tra i più brillanti della storia del Rock. Il Pifferaio Alle Soglie dell’Alba, bellissimo sin dal titolo, è il primo ed ultimo album dei Pink Floyd della brevissima era Syd Barrett, che nel successivo A saucerful of secrets (1968) scrive e canta soltanto “Jugband Blues”, suona la chitarra in un paio di pezzi e scompare, già bruciato dall’LSD e sostituito da David Gilmour.
Syd, pubblicherà due album
da solista nel 1970 (ed un terzo nel 1988 che contiene outtakes dei precedenti)
per dedicarsi poi alla pittura, addentrandosi sempre più nella malattia mentale
ed estraniandosi dal mondo che lascerà definitivamente il 7 luglio 2006.
The Piper at the Gates of Dawn è Il più compiuto manifesto della psichedelia inglese, in cui il genio risplendente del diamante pazzo Barrett crea armonie di travolgente bellezza, sospese tra il sognante e l’allucinato.
Per definire la grandezza di quest’album che è stato pubblicato nel lontanissimo 1967, basterebbero l’introspezione cosmica di “Astronomy Domine” con le sue liriche che sognano la conquista dello spazio due anni prima dell’allunaggio dell’Apollo 11, il garage rock lisergico di “Lucifer Sam” e la filastrocca incantata di “Matilda Mother”.
Ma non sono da meno l’affresco allucinogeno di “Fleming”
punteggiato da ticchettii e scampanellii, il meraviglioso strumentale di “Pow
R. Toc H.” con l’introduzione jazzata ed il mirabile intermezzo pianistico di Wright ed i versi onomatopeici e senza
senso di Barrett e Waters, il blues allucinato di “Take Up Thy Stethoscope and
Walk”, unico brano composto da Waters, che contiene una delle più belle
partiture di batteria di Mason. Gli
oltre nove minuti completamente strumentali dell’ipnotica “Interstellar Overdrive”
che gira attorno ad un efficace riff, ripetuto all’inizio e alla fine, sfumano
nella fiabesca “The Gnome”. Seguono le filastrocche infantili e psichedeliche
di “Chapter 24”, “The scarecrow” e della conclusiva “Bike” dal finale
misterioso ed inquietante.
Pietra miliare.



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