TAV FALCO PHANTER BURNS Sugar Ditch Revisited - US 1985


 


















TAV FALCO PHANTER BURNS
Sugar Ditch Revisited - US 1985

Non ricordo più il nome ma ricordo chiaramente il volto di un ragazzo, conosciuto in palestra, che un giorno molto lontano di un’epoca in cui ero molto giovane e molto più muscoloso, mi passò la cassetta con Sugar Ditch Revisited sul lato A e Shake Rag E.P. su quello B, di tale Tav Falco - nativo di Philadelphia ma figlio adottivo di Memphis, Tennessee - e della sua Panther Burns.

Ricordo distintamente anche la consegna della “roba” che avvenne vicino alla panca per i pettorali, tra una serie di esercizi e l’altra, da parte del ragazzo senza nome, di qualche anno più grande di me, che indossava una splendida maglietta nera, senza maniche, con il logo degli AC/DC sul petto.

È strano come avvenimenti insignificanti restino nitidamente impressi nella memoria, mentre altri più importanti sfumino nell’oblio con il passare del tempo.

Registrato a Memphis negli studi di Sam Phillips con la produzione di Jim Dickinson, Sugar Ditch Revisited, che nel titolo scimmiotta Highway 61 Revisited di Bob Dylan, è intitolato al famigerato Sugar Ditch, quartiere poverissimo della cittadina di Tunica, Mississippi, tristemente famoso solo per il canale fognario a cielo aperto che - per qualche strana coincidenza del destino - sarà interrato alcuni mesi dopo la pubblicazione del mini album.

Gustavo Falco si allontana dal piglio grezzo e psichobilly di matrice crampsiana di Behind The Magnolia Curtain, l’album del debutto, per dirigersi verso il suono strascicato del Delta Blues, fiancheggiato da Alex Chilton alla chitarra, da Renè Corman al basso (proveniente dal circuito jazz di New Orleans) - responsabili del raffinamento del suono della band – e da Ross Johnson alla batteria.

Il disco, pubblicato nel 1985 dall’etichetta francese New Rose e contenente sei esecuzioni - tutte cover - si apre con una straordinaria versione della blues e rurale “Money Talks” scritta da Mack Rice, autore anche della conclusiva “Tina, The Go Go Queen”, quest’ultima colorata di Soul dalla presenza di Ben Cauley e Andrew Love, rispettivamente sassofono e tromba dei Memphis Horns, convocati per l’occasione da Jim Dickinson.

Completano la breve scaletta “Arkansas Stomp” e “Working on a Building” (di Charlie Feathers) che sembrano prelevate dal repertorio del primo Presley, “White Silver Sands” ondeggiante tra Surf e Calypso, nonché “Lonely Avenue” di Doc Pomus, in cui risuona il Blues urbano della Grande Mela.

L’anno dopo Gustavo proseguirà sulla strada intrapresa pubblicando, sempre su etichetta New Rose, l’altro 12”, Shake Rag E.P., contenente una autografa e stellare “Cuban Rebel Girl” e tre altre entusiasmanti cover.

Tav, con il suo ciuffo riccioluto che tradisce le origini italiane, le scarpe a punta probabilmente di camoscio blu ed il suo armamentario da rocker anni ’50, si allontana, seduto comodamente sul sedile posteriore dell’auto dove si è fatto immortalare nello scatto di copertina di Sugar Ditch Revisited, mentre la pantera brucia ancora, lasciando dietro di sé un alone di leggenda per pochi adepti.





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