THE NOMADS Outburst - SVEZIA 1984
THE NOMADS
Outburst - SVEZIA 1984
I Nomads - pur distinguendosi dagli altri
alfieri del garage revival per l'intensità delle loro esibizioni e per l'ampia
gamma delle loro influenze, che vanno dal garage dei sixties al suono duro e
corrosivo della Detroit di fine anni '60, al punk rock dei seventies - non sono
degli innovatori, né tanto meno dei puristi. Eppure, la loro musica grezza e pulsante
di energia è sempre stata, se non originale, almeno contemporanea e anticonformista,
per quanto devota alle radici.
Quarant’anni
fa usciva Outburst (1984), debutto
americano della band svedese, che raccoglie in un unico album quattro delle sei
canzoni del mini Where the Wolf Bane Blooms e - integralmente - l’EP Temptation Pays Double, per un totale di
12 canzoni. Quattro brani originali ed otto cover di pezzi semisconosciuti di Kinks, Standells, Alex Chilton, Third Bardos e così via.
L'apertura è
affidata al garage-surf di "The Way
You Touch My Hand" dei Revelons, seguito dall’autografa "Where the Wolfbane Blooms", stupenda e tribale, che anticipa
di dieci anni la colonna sonora di Pulp
Fiction (“Who is Zed? - Zed is dead,
baby. Zed is dead”). Ma, ovviamente, c'è molto di più, come la versione sfrenatamente
tremula di "Five Years Ahead of my
Time" dei citati Third Bardos, caratterizzata da una chitarra satura e
riverberata che produce graffi profondi, mentre la successiva “I'm Not Like Everybody Else” dei Kinks
cosparge di sale le ferite appena prodotte.
Poi c’è il frenetico
garage punk intriso di fuzz di "Real Gone Lover", "Lowdown Shakin' Chills" e "Rat Fink a Boo Boo", il riff
innodico di "Don't Tread on Me"
di Kit and The Outlaws, la
versione ad alto contenuto energetico di "Bangkok"
di Alex Chilton, la corsa sfrenata
di "Stranger Blues" di Elmore James con un folle assolo di
slide e "Milk Cow Blues" di
Sleepy John Estes via Chocolate Watchband.
Il gran
finale è affidato al rock’n’roll festaiolo di "Sometimes Good Guys Don’t Wear White" degli Standells.
Strepitoso.
Nell’estate
del 1987, attirato dalla scena musicale autoctona di quegli anni e dalle bionde
chiome delle fanciulle indigene, calcai per la prima volta il suolo svedese ed
una mattina, mentre passeggiavo in quel di Stoccolma,
lungo la Hamngatan, un’elegante via del centro, mi trovai davanti all’imponente
palazzo della NK, acronimo di
Nordiska Kompaniet, i lussuosi grandi magazzini in prossimità dei giardini di
Kungsträdgården.
Entrai a
fare un giro ed immediatamente mi imbattei nel reparto vinili, dove iniziai con
poca convinzione a spulciare tra i dischi allineati negli espositori sistemati in
ordine alfabetico, pensando che fosse piuttosto improbabile trovare qualche
chicca per appassionati nel reparto di un grande magazzino.
Ma, come
spesso accade, fui ben presto smentito poiché, arrivato alla lettera N, innanzi
ai miei occhi increduli si materializzò Outburst
dei Nomads.
E senza
rendermene conto mi ritrovai in fila alla cassa con in mano una quantità di Corone
svedesi sufficiente per pagare il disco così inaspettatamente trovato.



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