VINICIO CAPOSSELA Sciusten Feste n. 1965 - ITALIA 2024





















VINICIO CAPOSSELA
Sciusten Feste n. 1965 - ITALIA 2024

Cappellaio matto, burattinaio schizofrenico, pianista dinamitardo, spiritello dispettoso, Vinicio Capossela, irpino di Hannover, ha tirato fuori il tredicesimo album in studio dal baule delle chincaglierie, rimescolando tutto il suo armamentario di polke, santini, carillon, arpioni, scafandri, giochi di prestigio e numeri circensi e chi più ne ha, più ne metta.

Si, perché Sciusten Feste n. 1965 è un disco di ricordi che riporta a galla lo stile delle origini, in cui Vinicio si concede ed offre ai suoi estimatori della prima ora un viaggio nostalgico nel bel tempo andato, un fugace ritorno a casa, proprio come quello di chi vive lontano e torna a casa per le feste. E quale festa è migliore del Natale per far ritorno a casa ed abbandonarsi ai ricordi?

Si, perché Sciusten Feste n. 1965 è un disco natalizio o, per meglio dire, è quanto di più vicino ad un disco natalizio possa concepire Vinicio.

Per Capossela, però, il natale viene in ottobre.

Musica per abbracci commossi, per risate e lacrime, per pacche sulle spalle e bevute memorabili, per racconti da notte di Natale, da veglie a lume di candela, musica per cori euforici e baraonda, per mangiate pantagrueliche e riflessioni amare.

Quindici brani. Tre inediti e dodici rivisitazioni di standard, tradotti, riarrangiati, insomma conciati per le feste da ospiti eccezionali come Marc Ribot, Greg Cohen, Mikey Kenney e Vincenzo Vasi.

Dall’inno di commiserazione di “Sopporta con me (Abide with me)”, alla inedita filastrocca pangermanica di “Sciusten Feste n. 1965”, dal nuovo mambo da camposanto di “Mambo Voodoo” alle riscritture dei classici “Bianco Natale”, “Campanelle (jingles Bells)”, “Santa Claus è arrivato in città (Santa Claus Is Coming To Town)” ed alla marcetta conclusiva del “Guastafeste”, ultimo dei tre brani inediti.

Da Dean Martin a Bach, a Carosone.

Sarcasmo e nevrosi, cinismo e rimpianto, amarezza e commozione.

Esorcismo festaiolo della possessione consumista.

Canto di Natale dickensiano in cui Ebenezer Scrooge siamo noi.

Tutto ciò ed altro scoviamo frugando in quest’album come fosse il baule - su cui aleggiava un alone di mistero - scoperto da bambini nella soffitta dei nonni.

Tutto ciò ed altro rinveniamo in quest’album prezioso, il cui punto più alto è “Charlie”, cover clamorosa, nostalgica, emozionata ed emozionante della waitsiana “Christmas Card From A Hooker In Minneapolis”, dove Omaha diventa Scandiano, tributo commosso allo stregone Waits da cui, tanti anni fa, il giovane Vinicio prelevò un po’ di DNA.

Sciusten Feste n. 1965 è un rito propiziatorio, una unione di sacro e profano, un’opportunità per trovare “Conforto e Gioia” pur consapevoli di tutto il dolore che ci circonda e che ci portiamo dentro.

Sciusten Feste n. 1965 è un natale fuori stagione e sarà la colonna sonora del mio Natale.

Concedetevi alla sua magia e ricordate che “tutto ha una fine ragazzi, solo il wurstel ne ha due” (“Dankeschoen - Grazieschoen”).

 


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