MINK DE VILLE Cabretta - US 1977
MINK DE VILLE
Cabretta - US 1977
In un tardo pomeriggio di tantissimi anni fa - così tanti da non ricordare quanti - accesi la televisione e lo splendore dello schermo da 32 pollici (un mastodonte per l’epoca) mi mostrò un palco su cui stavano suonando alcuni loschi figuri.
La trasmissione era il
Concertone di Rai 3 (per chi lo ricorda) e la band che si stava esibendo
erano i Mink De Ville.
Rimasi immediatamente fulminato dal carisma del cantante e dalla mistura di rock, R&B e soul che proveniva dallo scatolone a tubo catodico.
Fu quello il mio primo incontro con Willy De Ville e la sua
accolita di malavitosi newyorkesi che mi spinse in breve tempo a procurarmi il
loro primo album, già vecchio di alcuni anni.
New York Dolls, Van
Morrison (si, Van Morrison. ascoltare “Venus of Avenue D” per credere), i suoni della Motown e della Stax,
agitati, non mescolati (come James Bond pretende che sia il suo vodka-martini)
insieme ad un aroma latino. Questa è la ricetta di Cabretta, capolavoro dimenticato del rock’n’roll.
E ciò porta a domandarci come sia possibile che il fato - o
comunque vogliate chiamarlo - cosparga di fiori il cammino di alcuni,
riservando ad altri, talvolta più meritevoli, di camminare a piedi nudi sulle braci
ardenti, ma tant’è.
Willy De Ville
(nato William Borsey), talento purissimo e presenza da dandy con l'aria
pericolosa di un gangster ispanico, fonda i Mink DeVille con il bassista Ruben Siguenza e il batterista Tom "Manfred" Allen, a cui si
unirà il chitarrista Louie X. Erlanger.
La band si fa le ossa al CBGB, famoso club di New York, dividendo il palco con Ramones,
Television, Talking Heads, Cramps, Blondie e sebbene siano un prodotto della
scena punk rock newyorkese, i Mink DeVille suonano rock’n’soul con radici che affondano
nel R&B.
Nel 1977 entrano in studio con il produttore Jack Nitzsche e
ne escono con Cabretta, un album rude
e romantico che suona bene oggi come allora e che si apre con quella
formidabile ballata metropolitana che è “Venus of Avenue D”.
Altri brani da ascoltare con la massima devozione sono il
boogie alla New York Dolls di “Gunslinger”,
l’errebì spruzzato di soul della splendida “Can't Do Without It”, lo swamp
blues di “Cadillac Walk”, il Lou Reed
ispanico che emerge in “Spanish Stroll” oppure in “She's So Tough”, ballata da
pelle d’oca, specchio fedele della personalità di Willy DeVille, pachuco con una rosa in una mano e un
coltello a serramanico nell’altra.
Cabretta, con la
sua ruvida attitudine punk vestita di un elegante abito soul, risplende di
arrangiamenti perfetti e di un’esecuzione precisa e tagliente e grida vendetta
per essere stato dimenticato tra le pieghe della storia.




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