Liberation Day Special Edition - MODENA CITY RAMBLERS Riportando Tutto A Casa - ITALIA 1994



MODENA CITY RAMBLERS
Riportando Tutto A Casa - ITALIA 1994

Il verde della brughiera irlandese e della bassa padana, il gaelico e il dialetto emiliano, impegno politico e riscoperta delle radici, Berlinguer e Partigiani, Pogues, Chieftains, Les Négresses Vertes, Bob Dylan e canti contadini, bodhran, tin whistle, mandolini, fisarmoniche e violini, pinte di birra e bottiglie di whisky.

Tutto ciò e altro ancora rientra nell’assortito armamentario che, nel marzo del 1994, una talentuosa combriccola di Delinqueint modenesi riportava a casa in un album che rubava il titolo al Bringing It All Back Home di Dylan e che oggi, a oltre trent’anni di distanza, non ha perso nemmeno un grammo della sua forza comunicativa e della sua potenza poetica.

Tutto ciò dà vita al Combat Folk non allineato che i Modena City Ramblers intonano nel loro disco d’esordio, registrato tra il 3 ed il 14 dicembre 1993 con la produzione di Kaba Cavazzuti presso Esagono Recording Studio e Vida Studio di Rubiera (RE).

Alberto Morselli, Giovanni Rubbiani, Alberto Cottica, Franco D’Aniello, Lucio Gaetani, Massimo Ghiacci e Stefano Cisco Bellotti creano la loro personale mistura alchemica di intimismo e gioia contagiosa, di musica popolare e canzone di protesta.

Riportando Tutto A Casa apre i battenti con lo struggente splendore di “In Un Giorno Di Pioggia”, introdotta dalla voce di Ann Dwyer (che declama l’ode Mo Ghile Mear) e resa indimenticabile dal canto profondo di Alberto Morselli che nel corso dell’album si alterna e si intreccia con quello di Cisco Bellotti.

Le impetuose “Tant par tachèr” e “Ahmed l’ambulante”, l’incalzante “Quarant’anni” che traccia un impietoso ritratto della martoriata Prima Repubblica, l’ironica e malinconica “Delinqueint ed Mòdna”, l’intensa “Morte di un poeta” dedicata allo scomparso cantante dei francesi Les Négresses Vertes, l’accorata “I funerali di Berlinguer”, la frenetica “Il bicchiere dell’addio” alla quale partecipa Bob Geldof e la sfrenata “The Great Song of Indifference” dello stesso musicista irlandese (qui resa in dialetto modenese), danno la misura del variegato e promiscuo bagaglio di suggestioni ed emozioni messo in campo dai Ramblers.

E poi c’è la lotta proletaria e rivoluzionaria di “Contessa” di Paolo Pietrangeli e la riscoperta - in anni in cui era meno citato di oggi - di un inno della Resistenza come “Bella Ciao”, italianissima eppure trasversale a popoli e generazioni, forse perché incarnazione stessa del concetto di resistenza, in ogni tempo e ad ogni latitudine.

Ed ancora ci sono due preziose schegge di poesia, come la profonda “Canto di Natale” e la conclusiva dolcissima “Ninnananna”.

Nel corso degli anni ho visto più volte i Modena city Ramblers suonare dal vivo ma ne ricordo in particolare due, una a Napoli con Paolo Rossi e l’altra a Roma con i Gang, con cui per l’occasione avevano formato i Gang City Ramblers. E ciò che traspariva sul palco era sempre - complice anche la partecipazione di altri artisti - la coesione di tante individualità in un progetto genuinamente collettivo.

Grazie a questa matrice unitaria e popolare Riportando Tutto A Casa è, dunque, un disco vivo, pulsante, traboccante di energia.

Ed è anche a causa dei Ramblers, allora, oltre che di mio padre che me la cantava - lui morto a quarant’anni e uomo di destra ma con la consapevolezza del bambino che aveva visto la guerra che la nostra libertà e la nostra Costituzione sono state conquistate con il sangue dei partigiani - che io, quando è venuto il mio turno, ho cantato alle mie figlie come ninnananna, sottovoce e rallentata, “Bella Ciao”.





 

Commenti

Post più popolari