ROLLING STONES Let It Bleed - UK 1969
ROLLING STONES
Let It Bleed - UK 1969
Se dovessi scegliere un solo album dei Rolling Stones, sceglierei Let It Bleed.
Pubblicato negli ultimi giorni del decennio, trasuda pericolo
e oscurità sin dal titolo, fin dalle iniziali note di chitarra di "Gimme
Shelter".
La guerra del Vietnam, gli scontri razziali e politici del
’68, gli assassinii di Martin Luther
King e del secondo Kennedy, Bob,
avevano avvolto quegli anni in una Sindone di sangue e violenza e gli Stones,
che nel 1969 sono anime perdute alle prese con problemi giudiziari per droga, catturano
il profumo di angoscia che aleggia nell'aria e partoriscono un disco che parla
di apocalisse, che annuncia che le utopie degli anni ’60 stanno per annegare in
una piscina insieme a Brian Jones o per essere accoltellate dagli Hell’s Angels ad
Altmont.
Let It Bleed è
anche l’album degli Stones più Richard-centrico, quello in cui Keith suona
quasi tutte le chitarre. E si sente.
Brian Jones, che morirà il 3 luglio, sempre più estraniato (tanto che nel
giugno ’69 verrà estromesso dalla band e sostituito da Mick Taylor) appare solo in due canzoni. Al Kooper racconta che durante le registrazioni di "You Can't
Always Get What You Want" Brian "era
semplicemente sdraiato in un angolo a pancia in giù, a leggere un articolo di
botanica".
Let It Bleed definisce il rock’n’roll di quegli anni e forse non solo. È un album in cui gli Stones giocano a fare gli Stones, brutti, sporchi e cattivi, ammantati di satanica malvagità e di sgargiante sessualità.
È l’album in cui Jagger
e soci realizzano la perfetta fusione di country, blues e R&R; l’album in
cui troviamo i vocalizzi gospel di Merry
Clayton in "Gimme Shelter", il country-folk di “Country Honk”
(pubblicata alcuni mesi prima come singolo, in versione r&r, con il titolo
di “Honky Tonk Women”), la cover delicata di "Love In Vain" di Robert Johnson e la spavalderia di
"Live With Me", l'atmosfera dylaniana alla Highway 61 Revisited di "Let It Bleed", il rock-blues luciferino di "Midnight Rambler" (ispirata alle gesta dello strangolatore di Boston) e il folk-blues di "You Got The
Silver", il sarcasmo canzonatorio di "Monkey Man" e l’apparente
sdolcinatezza di "You Can't Always Get What You Want" introdotta dal coro
del London Bach Choir.
Nondimeno sono soprattutto il primo e l'ultimo brano di Let It Bleed che circoscrivono questo
disco nel ristretto perimetro dei capolavori.
"Gimmie Shelter" (scritto così nella prima
versione) con la sua cupa visione del mondo infestato da guerra, stupro e
omicidio e "You Can't Always Get What You Want", carica di frustrazione,
sono oggi due classici ascoltati centinaia di volte, ai quali siamo assuefatti e
di cui, perciò, fatichiamo a scorgere l’oscurità di un tempo. Eppure oggi
questo disco suona più attuale che mai e adeguato al caos dei nostri giorni.
quando nel 1989, gli Stones suonarono al Boardwalk Hall di Atlantic City, espressero la volontà di
non essere in alcun modo associati alla figura del proprietario
del casinò e imposero la clausola che il concerto si sarebbe tenuto solo se il
magnate non fosse stato presente alla serata. Quando scoprirono che,
invece, l’uomo era intenzionato a partecipare alla conferenza
stampa, Keith tirò fuori un coltello a serramanico, lo sbatté sul tavolo
e dichiarò al promoter: "Uno di noi
se ne va dall'edificio, o lui o noi". E messo di fronte alla minaccia
di far saltare il concerto, Il proprietario fu costretto ad andarsene.
Dopo Trentasei anni e una condanna per pagamenti in nero ad
una pornostar, quell’uomo oggi è il presidente degli Stati Uniti, il quale ha scatenato
contro il resto del mondo la peggiore guerra commerciale dai tempi della
rivoluzione industriale, avanza pretese di annessione di Canada e Groenlandia,
deporta immigrati clandestini, dichiara in spregio della morte di 60.000 civili
palestinesi che Gaza è un ottimo investimento immobiliare e che gli altri capi
di stato fanno la fila per baciargli il culo e, malgrado l’esplicito divieto
dei Rolling Stones, ha utilizzato "You Can't Always Get What You
Want" nei comizi delle sue campagne elettorali.
Comprendiamo, allora, che Let It Bleed suona ancora oggi così attuale perché, come scrisse la
rivista Rolling Stone alcuni anni fa,
“non importa quale sciagura stia
accadendo, Mick canta come se l’avesse vista arrivare”.



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