16 HORSEPOWER Sackcloth'n'Ashes - US 1996
16 HORSEPOWER
Sackcloth'n'Ashes - US 1996
La musica country cela nel profondo un’anima oscura,
fatalista e arrabbiata, perché è la musica di un’America povera, lontana geograficamente
e culturalmente dalle metropoli oceaniche, chiusa nell’isolamento delle piccole
comunità, profondamente religiosa e conservatrice, spesso dimenticata.
I 16 Horsepower di Denver, Colorado, sono cantori di questa
America, fautori della tradizione rurale più arcaica ma animata dall’energia
del punk. Portatori di un cristianesimo austero e disturbante, che agita lo
spauracchio dell'Inferno, che odora di zolfo e di fuoco, di peccato e di
salvezza disperata.
È bizzarro come strade apparentemente lontane convergano, si
incrocino, procedano insieme, come quelle del batterista francese Jean-Yves Tola (già membro dei parigini
Passion Fodder) e di due ragazzotti
del Midwest, David Eugene Edwards (voce,
banjo e strumenti vari) e Keven Soll
(basso), i quali nel 1996 pubblicano il loro primo album, sorta di summa dell’Alternative Country (o
comunque lo vogliate chiamare), che vede anche la partecipazione di Gordon Gano, leader dei Violent Femmes, in veste di violinista
(!) e padre putativo.
I 16 Horsepower sono figli illegittimi di Johnny Cash e Nick Cave, battezzati nella fede calvinista da Jeffrey Lee Pierce, blasfemo officiante.
E le canzoni di Sackcloth
& Ashes, sono racconti ipnotizzanti imperniati sulle disgrazie della
condizione umana. Sono gridi di dolore, preghiere primitive animate da una
spiritualità macabra e smarrita. Sono una mistura di banjo, fisarmoniche,
violini sbilenchi e Antico Testamento.
Edwards canta liriche invasate con il suo stridulo ululato
declamatorio da predicatore farneticante, raccontando storie di peccatori le
cui vite sono nelle mani di un Dio irato.
“Ogni uomo è malvagio
e ogni uomo è un bugiardo. Senza vergogna con la lingua malvagia canta nel coro
dell'anima nera” canta in “Black
Soul Choir”.
E all'elegia struggente si accompagnano valzer e polke
incalzanti e sgangherati, un fervore inquieto, atmosfere oscure e profetiche,
cupo melodramma intriso di disperazione. Ma proprio quando sembra che stia per
cedere all'angoscia, la band sfodera un altro ritornello accattivante o un magnifico
riff, irretendo l'ascoltatore fino alla fine."
C’è una cupa onestà in queste quattordici canzoni, una
tangibile spiritualità che rendono questo esordio potente ed evocativo.
I 16 Horsepower, con Sackcloth
& Ashes, danno inizio alla loro intensa e allucinata ricerca della
redenzione.




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