THE GUN CLUB Miami - US 1982
THE GUN CLUB
Miami - US 1982
Miami si preannuncia drammatico e fatale sin dalla copertina.
Sovrastati da un cielo sconfinato, color verde saturo,
funesto, opprimente, sul cui sfondo si stagliano due altissime palme agitate
dal vento, Jeffrey Lee Pierce, il
batterista Terry Graham e il
chitarrista Ward Dotson scrutano in
lontananza con sguardo preoccupato, quasi presagendo l'arrivo di una burrasca.
La musica stessa è intrisa di angoscia apocalittica, di
cadenze epiche e sinistre, di un vento desolato che trasporta gli spettri di
vite disperate lungo un sentiero che non porta da nessuna parte. Punk, country,
blues, rockabilly, voodoo, tutti lasciati ad imputridire dove il cemento della
metropoli atlantica e cosmopolita cede terreno alle paludi delle Everglades.
Sebbene forse meno dirompente dell'esordio di Fire Of Love, Miami si rivela più profondo e ugualmente permeato da un'atmosfera minacciosa,
morbosa e quasi soprannaturale.
Il canto di Pierce, dagli echi morrisoniani, si fa maestoso
e disperato, a volte stridente, accrescendo la tensione esplosiva dei febbrili
voodoobilly, come in "Carry Home" e "Like Calling Up
Thunder".
La splendida cover di "Run Through The Jungle" dei
Creedence Clearwater Revival è una
corsa vertiginosa e soffocante, che prosegue nella successiva "A Devil In
The Woods". Allo stesso modo, il rituale occulto e allucinato di
"Watermelon Man" rende quasi palpabile un'angosciosa umidità
tropicale, mentre Pierce si abbandona a ululati languidi e depravati, a spasmi
vocali epilettici.
Jeffrey Lee dissemina inquietanti presagi, evoca visioni
tenebrose e lande misteriose, creando un ponte tra il sud-est degli Stati Uniti
e il sud-est asiatico di Apocalypse Now
fino all’Africa equatoriale del Cuore di
Tenebra di Conrad.
E come Conrad, Pierce immerge l’ascoltatore - anzi lo
annega - nelle acque stagnanti, nelle voci della giungla, nei suoi incubi e
deliri, nella tenebra del suo cuore.
Ma Jeffrey Lee non è Marlow,
la voce narrante di Cuore di Tenebra: è Kurtz,
carismatico, degenerato e folle (interpretato in Apocalypse Now da uno straordinario Marlon Brando, con il quale Jeffrey condivideva una certa
somiglianza fisica).
Miami è una
discesa autobiografica nelle profondità oscure dell’animo umano, nell’orrore
metafisico che affascina e sgomenta al tempo stesso.
Il pathos sciamanico di Pierce contamina con i germi
dell’alienazione anche il folk-punk di "Bad Indian" e del traditional
"John Hardy", i due minuti del monumentale voodoo-boogie di
"Fire of Love" (cover di Jody
Reynolds), l’hardcore-country della violenta "Sleeping in Blood City” ma,
soprattutto il country & western spettrale della splendida "Mother Of
Earth" che, infine, ci trasporta in aperta prateria tra polvere immota ed
ossa calcinate dal sole.
Visionario, megalomane, reietto tossicomane, Jeffrey Lee si
agita senza requie, corre nella giungla, sfida il diavolo dei boschi e
l'uomo-cocomero, accende il fuoco dell’amore, torna a casa nel giardino dei
salici, invoca il tuono sotto il cielo verde-veleno.




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