GIANT SAND Ballad Of A Thin Line Man -US 1986
GIANT SAND
Ballad Of A Thin Line Man -US 1986
Ballad Of A Thin Line
Man, secondo album dei Giant Sand, estende il titolo di una canzone di Dylan (“Ballad of a Thin Man”) e
mantiene una coerenza stilistica con il loro debutto, Valley Of Rain (pubblicato all'inizio dello stesso anno), pur
concedendosi alcune eccentriche deviazioni dal loro tipico country-punk-blues
frenetico, tumultuoso ed emozionante.
L'avvio convulso e drammatico della splendida “Thin Line
Man” è seguito da una cover rumorosa ma, tutto sommato, banale di "All
Along The Watchtower" di Bob Dylan. Questo avvio sembra una dichiarazione
programmatica, a cui fanno eccezione il jazz deforme di “Last Legs”, la
leggerezza folk-pop-rock di "The Chill Outside" (cantata dalla nuova
chitarrista della band, Paula Jean Brown,
ex Go-Go's e futura moglie di Howe Gelb)
e i due brani acustici, “Graveyard” e “Who Am I”, che tuttavia non apportano
novità significative alla scrittura di Gelb.
Notevoli la cover di "You Can't Put Your Arms Around a
Memory" di Johnny Thunders,
forse persino superiore all’originale, e di "A Hard Man To Get To
Know" che inizia con il riff di “Misty Mountain Hop”, plagiato ai Led Zeppelin, per poi evolversi in una
direzione diversa e interessante. Bellissima “Desperate Man”, la travolgente
traccia conclusiva.
Bella anche la copertina,
raffigurante - come quella del primo disco - un arido paesaggio
desertico tipico del sud ovest degli Stati Uniti. Questa immagine trasmette un senso di
pericolo e solitudine e connette i Giant Sand a quella “estetica del deserto”
condivisa da band come Naked Prey e Green On Red (originarie di Tucson,
Arizona, proprio come i Giant Sand) e come i californiani Thin White Rope.
Molti considerano Ballad
Of A Thin Line Man il capolavoro dei Giant Sand, ma credo che sia ormai
chiaro come chi scrive, pur apprezzandolo, non condivida questa opinione. A
distanza di quasi quarant'anni e innumerevoli ascolti, continuo a preferire la
caotica e travolgente freschezza del loro album d'esordio.
Non fraintendetemi. Ballad
è un ottimo disco. Il bassista Scott
Garber e il batterista Tom Larkins
forniscono un solido supporto ritmico agli aspri duelli chitarristici tra Gelb
e la Brown, testimoniando il talento della band e, soprattutto, di un Howe Gelb
alla ricerca di una maturità che, forse, non ha mai pienamente raggiunto.
Tuttavia, è proprio in questa costante ricerca sonora, in
questo erratico vagare pur mantenendo il proprio sbilenco marchio di fabbrica,
che risiede la grandezza della Sabbia Gigante.




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