ROKY ERICKSON Don't Slander Me - US 1986


 



















ROKY ERICKSON
Don't Slander Me - US 1986

Inciso frettolosamente tra il 14 e il 16 maggio 1982 e pubblicato soltanto quattro anni più tardi, Don't Slander Me reca con sé il peso dei problemi legali e dei demoni interiori che hanno tormentato l'esistenza dell’autore.

Roky Erickson, pioniere texano della psichedelia, chitarrista dei seminali 13th Floor Elevators, nel 1969 venne arrestato per possesso di droga e internato in un ospedale psichiatrico.

Ne uscì, dopo vari tentativi di fuga, nel 1972 ma gli abusi di stupefacenti e soprattutto le terapie elettroconvulsive subite avevano scavato profonde cicatrici nella sua mente e nel suo spirito.

Conclusa ormai l’esperienza dei 13th Floor Elevators, Roky forma una nuova band, Roky Erickson & The Aliens con cui pubblica nel 1980 l’album omonimo e nel 1981 The Evil One, entrambi ottimi lavori in cui riversa il proprio allucinato immaginario, popolato da mostri, alieni e presenze demoniache che affiorano in titoli come “I Think Of Demons”, “I Walked With A Zombie”, “Don't Shake Me Lucifer”, “Night Of The Vampire”.

Don't Slander Me (Non Calunniarmi), del 1986, fin dal titolo risuona come un grido soffocato, un tentativo di riaffermare un'identità fragile e geniale, precocemente bruciata.

Il suono vira sempre più verso un garage rock impetuoso e la presenza di veterani del calibro di Jack Casady (Jefferson Airplane) al basso e Billy Miller all'autoharp conferisce al progetto un'aura di sacralità underground.

Il riff ossessivo della title-track, il rock’n’roll dinamitardo di "Crazy Crazy Mama" e il punk rock travolgente di "Bermuda" pulsano di un'energia grezza e selvaggia, mentre "Burn the Flames", intrisa di atmosfere horror, offre un saggio della capacità di Erickson di creare paesaggi sonori inquietanti e suggestivi. "Starry Eyes" che potrebbe appartenere al repertorio di Buddy Holly, rivela un lato sorprendentemente romantico e malinconico dell’autore. Tuttavia, alcune tracce soffrono di una scrittura e di arrangiamenti meno ispirati.

Don't Slander Me è un buon disco, testimonianza imperfetta ma profondamente umana di un artista che lotta anche con se stesso per superare le avversità, come si percepisce nella traccia conclusiva “The Damn Thing”, registrata in presa diretta con chitarra acustica e voce.

Alzate il volume e, oltre al rock’n’roll, ascoltate il sussurro doloroso di un'anima vacillante.

Roky subirà altri arresti e ricoveri.

Morirà in un ospedale psichiatrico ad Austin, nel 2019, all'età di 71 anni, lasciando dietro di sé pochi nuovi album, intermittenti bagliori di una fiamma un tempo abbagliante.





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