SKY SUNLIGHT SAXON/FIREWALL Destiny's Children - US 1986


 



















SKY SUNLIGHT SAXON/FIREWALL

Destiny's Children - US 1986

Dopo lo scioglimento dei Seeds, band che negli anni '60 aveva incarnato ogni forma di eccesso con il suo garage rock acido e proto-punk, Richard Elvern Marsh, alias Sky Sunlight Saxon, si era ritirato in una sorta di caotico esilio alle Hawaii. Lì aveva persino fondato un culto religioso, senza mai prendere seriamente in considerazione un ritorno sulle scene.

A metà degli anni '80, però, Sky Saxon decise improvvisamente di tornare alla musica, spinto dalla crescente venerazione dei fan che avevano riscoperto i Seeds e ne avevano rapidamente ristabilito il ruolo di cult band.

Così, nel 1984 il vecchio guru hippie incise l’album Starry Ride e due anni dopo pubblicò Destiny's Children (uscito  in Francia per la New Rose con il titolo di A Groovy Thing, che presenta le stesse canzoni con una diversa scaletta).

Al disco collaborò una pletora di adoranti discepoli, appartenenti per lo più alla scena underground di Los Angeles: tra cui Mars Bonfire degli Steppenwolf, Steve Wynn dei Dream Syndicate, Shelley Ganz degli Unclaimed, Ric Albin e David Provost dei Droogs, Lee Joseph degli Yard Trauma, Rich Cooffee dei Thee Fourgiven, Johnette Napolitano dei Concrete Blonde, Peter Case dei Plimsouls ed Ethan James dei Blue Cheer, tutti accomunati sotto la denominazione Firewall.

Il sound ha il piglio rozzo ma accattivante del garage-psych-rock di derivazione sixties; anzi, Sky Saxon, il produttore Frank Beeson e Mars Bonfire, co-autori di tutti i brani, sembrano usciti da una macchina del tempo proveniente dal 1966.

I brani iniziali, "Starving For Your Love" e “Burning Down The Walls Of The City”, infatti, catapultano l’ascoltatore indietro nel tempo di vent’anni, in una sarabanda di beat e psych-pop policromo, di coretti femminili, di chitarre fuzz e di organetti. Il resto del disco non è da meno, come testimoniano titoli quali "The Spirit Of The Sixties" e “Sha La La La, It's A Groovy Thing”.

Destiny’s Children non ha la statura del capolavoro e il suo potenziale commerciale è nullo. Tuttavia, è un disco estremamente divertente - certamente il miglior lavoro post-Seeds di Sky Saxon - che ha il pregio di durare solo 29 minuti e di rappresentare una sorta di simbolico passaggio di testimone tra Sky Saxon, “freakettone” dei sixties e inconsapevole mentore, ed i giovani virgulti del revival garage neopsichedelico degli anni Ottanta.

Sky Saxon è morto ad Austin, Texas, il 25 giugno 2009.





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