DANNY & DUSTY The Lost Weekend - US 1985
DANNY & DUSTY
The Lost Weekend - US 1985
In un’epoca in cui Dan
Stuart e Steve Wynn erano
giovani di belle speranze e io, più giovane di loro, ero indeciso se diventare
il nuovo Stephen King oppure il novello Jim Morrison, usciva The Lost Weekend, un divertissement che
nondimeno è uno dei migliori album prodotti dalla scena losangelena del Paisley
Underground.
In un fine settimana di febbraio dell’85, Dan e Steve chiamano
a raccolta Sid Griffin, Stephen McCarty,
Tom Stevens, Chris Cacavas e Dennis
Duck al Control Centre Studios di Los Angeles per un weekend di bevute e
canzoni. In sostanza Green On Red, Dream
Syndicate e Long Ryders riuniti
in un’unica band.
E visti i presupposti, era facile prevedere risultati
eccellenti.
La scrittura di “Danny” Stuart e “Dusty” Wynn è vivace,
irrequieta, autentica; ha resistito alla prova del tempo consegnandoci un disco
di roots rock trasandato e tuttavia ispirato, di poche pretese eppure dalle
grandi speranze, registrato senza sovra-incisioni, fatto di birra e di
bourbon, di chitarre trascinanti, di piano honky-tonk e di lap-steel.
Sette intense canzoni originali e una cover di Dylan, cantate e suonate da Wynn,
Stuart, Cacavas e gli altri, come ad una rimpatriata tra vecchi amici.
Canzoni popolate da sognatori, vagabondi, perdenti, bevitori
e giocatori d'azzardo, impregnate di un’ebbrezza contagiosa che spinge a
cercare il bar più vicino e ubriacarsi per puro spirito di emulazione.
L'apertura è affidata al ritmo incalzante di "The Word
Is Out", seguita dall’euforica ode agli antieroi di "Song For The
Dreamers", mentre "Miracle Mile" narra la serie di insuccessi di un giocatore
d'azzardo.
Il piano di Cacavas, la voce roca di Wynn e il ringhio
nasale di Stuart, il dobro di McCarthy in "Send Me a Postcard", così come
le chitarre delle splendide "The King of the Losers" e "Down to
the Bone" scaldano il cuore mentre sorseggi la tua birra e senti crescere il
desiderio di passare a uno scotch.
E un album così non poteva che concludersi cantando a
squarciagola una dylaniana "Knockin' On Heaven's Door", splendida
nella sua semplicità costruita su tre accordi di chitarra.
The Lost Weekend pur
non essendo un capolavoro, quarant’anni dopo rimane un gran disco, scanzonato e
divertente.
Nel frattempo Dan e Steve non sono diventati delle rockstar né
io non sono diventato il nuovo Stephen King o il novello Jim Morrison.
Sono diventato un avvocato.
È andata così.
Baby, We All Gotta Go Down.




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