THE DREAM SYNDICATE Out Of The Grey - US 1986


 



















THE DREAM SYNDICATE
Out Of The Grey - US 1986

All’indomani del capolavoro Medicine Show, i Dream Syndicate erano in difficoltà.

L’album non aveva ottenuto il successo commerciale sperato e per di più, dopo aver perso Kendra Smith, che aveva lasciato la band subito dopo l’esordio di The Days Of Wine And Roses (sostituita da Mark Walton), Il Sindacato del Sogno ora restava privo anche di Karl Precoda, che con il suo stile chitarristico acido e visionario ne aveva caratterizzato il suono.

Tuttavia, Steve Wynn e Dennis Duck, dopo la breve parentesi del progetto Danny & Dusty in cui avevano unito le forze con membri dei Green On Red e dei Long Riders, ritornano a lavorare a tempo pieno per il Sindacato del Sogno. Richiamano in servizio Mark Walton e reclutano Paul B. Cutler, già chitarrista dei 45° Grave. L'obiettivo è scrollarsi di dosso l’eredità ingombrante di Medicine Show e squarciare il velo grigio che sembrava aver avviluppato la band.

Il risultato è Out Of Grey, appunto, album prodotto dal nuovo arrivato Paul Cutler, imbevuto di elettricità mozzafiato, infusa dalle chitarre di Wynn e dello stesso Cutler che dirottano il suono del Sindacato (privo del piano di Tom Zvoncheck) verso il country-rock aspro di Neil Young ma in una versione più moderna e radiofonica.

Tra tutti i brani spiccano "Boston" - inno perfetto in cui Wynn e soci impartiscono una lectio magistralis  su come rendere epica una semplice sequenza di accordi - e il power pop travolgente di "Now I Ride Alone". Seguono brani ottimi, come “Forest For The Trees” e l'oscuro blues contaminato da influenze new wave di “50 In A 25 Zone”, e brani buoni come il rinfrescante sixties pop di “Slide Away” e "You Can't Forget" in cui aleggia lo spirito più melodico dei Velvet Underground.

Meno convincenti risultano invece l’omonima “Out Of Grey” e soprattutto “Dancing Blind”, quest’ultima troppo artificiosa e orientata verso un hard rock dalle ambizioni commerciali.

Le cover impetuose di "Let It Rain" di Clapton e di "Cinnamon Girl" di Young, aggiunte all'edizione CD, tracciano il perimetro di riferimento della band, ed è un peccato che non siano state incluse fin dalla prima versione dell’album, perché ne avrebbero aumentato il tasso qualitativo.

Out of the Grey, pur non riuscendo a eguagliare per splendore ed intensità le fiammate generate dai primi due dischi dei Syndicate, è un album pregevole che, nonostante alcune incertezze, rappresenta comunque un’evoluzione in grado di condurre il Sindacato del Sogno fuori dal grigiore da cui era avvolto.





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