DEXYS MIDNIGHT RUNNERS Too-Rye-Ay - UK 1982
DEXYS MIDNIGHT RUNNERS
Too-Rye-Ay - UK 1982
Nei primissimi anni ’80 non si era mai sentita una band inglese
che suonasse un mix di Rhythm'n'blues, di folk e di soul gaelico, di violini e
ottoni, di Van Morrison e Otis Redding.
No, vero?
I Dexys Midnight Runners, provenienti da Birmingham e
capitanati dal picaresco condottiero Kevin
Rowland, avevano suscitato un discreto clamore già con i primi singoli e
soprattutto con l'album di debutto, Searching
for the Young Soul Rebels del 1980.
E nel 1982, la band, dopo aver subito un rinnovamento quasi
totale della line-up, pubblica il secondo album, Too Rye Ay, che mantiene intatta l'energia dell’ottimo esordio ma
insaporisce la ricetta aggiungendo nuovi ed intriganti ingredienti, come un
violino, un banjo ed una fisarmonica e che, soprattutto, tira fuori dal
calderone un singolo di successo come "Come On Eileen", capace di
aprire alla band, con il sostegno della neonata MTV, anche le porte del mercato
Americano.
Too Rye Ay è un
disco peculiare ed irripetibile che, in quel primo scorcio degli anni ’80 tutto
post-punk e synth-pop, pur accentuando una tendenza al revival risulta
paradossalmente “originale”.
La sezione fiati, guidata dal trombone di Big Jim Patterson, il violino di Helen O'Hara e la voce entusiasta ed
isterica, da crooner addolorato, dell’anglo-irlandese Kevin, raffinato
scaricatore di porto in salopette di jeans e fazzoletto legato al collo,
travolgono l’ascoltatore con una gioiosa marea di emozioni che sono irradiate
da brani come l’iniziale "The Celtic Soul Brothers", come “Let's Make
This Precious”, “All in All (This One Last Wild Waltz)”, "Plan B", che
la buttano in una appagante caciara di folk celtico, funky, soul, r’n’b, new
wave, oppure dalla toccante "Old" e dalla maestosa "Until I
Believe in My Soul".
Gradevole seppur
didascalica la cover di “Jackie Wilson Said (I'm in Heaven When You Smile)”
tratta dall’album Saint Dominic's Preview
di Van Morrison.
Quella di Too Rye Ay
è musica che fa venire voglia di ballare, di ridere ed all’occorrenza di
piangere. Sono le canzoni del proletariato britannico come lo abbiamo visto nei
film di Ken Loach. Sono le canzoni
di quella gente che lavorava sodo ed il sabato sera andava a sbronzarsi nei pub
e a ballare.
Sono le canzoni di chi ha una vita che non è tutta rose e
fiori o, per dirla ancora alla Ken Loach, tutta Pane E Rose.




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