Liberation Day Special Edition - STORMY SIX Un biglietto del tram - ITALIA 1975


 


STORMY SIX
Un biglietto del tram - ITALIA 1975

Il 25 aprile non è solo una data sul calendario, ma è un nervo scoperto. Perché? Forse perché il nostro Bel Paese oltre a dare i natali alle mafie, ha anche “inventato” il fascismo. In ogni caso, ancora oggi, la destra invoca la “pacificazione”, che loro vorrebbero intendere come parificazione tra chi è morto lottando per la libertà e chi per reprimerla. Io penso che la pietà debba andare a tutti i giovani che un’ottantina di anni fa persero la vita, ma che l’omaggio debba essere riservato a coloro che la vita l’hanno persa per liberare questo paese splendido e terribile dalla dittatura fascista.

E se c’è un disco che incarna il senso profondo della Liberazione dal nazi-fascismo non come una celebrazione imbalsamata, ma come atto di resistenza permanente, quello è Un biglietto del tram. Pubblicato nel 1975, l'album inaugura la cooperativa L’Orchestra: il primo esempio italiano di autogestione musicale fuori dalle logiche predatorie delle grandi etichette discografiche. Si propone, dunque, fin dalla sua genesi come un gesto di indipendenza feroce.

Negli ultimi decenni il folk combattente dei Modena City Ramblers e dei Gang ha fatto proseliti, eppure il nome degli Stormy Six (che ne sono i progenitori) sembra essere stato quasi cancellato dalla memoria collettiva. Troppo schierati e troppo complessi per finire nei caroselli nostalgici o nelle santificazioni editoriali, Franco Fabbri e i suoi rimasero a osservare il mondo senza mai concedersi alla telecamera.

Un biglietto del tram arriva a metà degli anni Settanta e spazza via le fughe oniriche o i virtuosismi barocchi del prog classico. Fabbri e compagni scelgono la via dell'asciuttezza, del legno delle chitarre acustiche e della precisione del violino di Carlo De Martini. I protagonisti delle loro canzoni sono eroi minimi, nomi che ci ammoniscono dalle lapidi: partigiani, operai, studenti. E questo disco parla di libertà intesa come responsabilità, ricordandoci quanto la banalità delle nostre vite attuali sia spesso complice di chi applica la legge del più forte.

La musica, sempre animata da una tensione civile incendiaria, è un folk acustico raffinatissimo, che intreccia violini, mandolini, chitarre e fiati con una accuratezza che sfiora il virtuosismo.

“Stalingrado” apre il disco come un inno generazionale, una cronaca epica di resistenza che, all’epoca, divenne immediatamente patrimonio delle radio democratiche e delle piazze. La melodia è circolare, ipnotica, una danza popolare che si trasforma in marcia collettiva. Segue l'intensità del legame tra la catena di montaggio e la lotta partigiana di “La fabbrica”, e poi c’è il martirio di “Dante Di Nanni” che combatté da solo contro un intero battaglione di nazifascisti prima di gettarsi dal balcone per non farsi prendere vivo.

La narrazione tocca vette di cruda poesia in “Nuvole a Vinca”, per poi chiudersi con la drammatica potenza della title track. Il "biglietto del tram" del titolo è quello ritrovato addosso a uno dei martiri di Piazzale Loreto, il 10 agosto 1944: un piccolo pezzo di carta che diventa reliquia, simbolo di una vita spezzata per permettere a noi, oggi, di essere liberi.

In questo 25 aprile 2026, riascoltare gli Stormy Six significa strappare la Resistenza alla retorica e restituirla alla sua natura di scelta individuale e collettiva. Un biglietto del tram è un disco che non cerca il consenso, ma la consapevolezza. Mentre l'ombra di vecchie e nuove bandiere prova a oscurare il presente, la musica degli Stormy Six continua a ricordarci che la libertà non è un regalo del passato, ma un biglietto che dobbiamo obliterare ogni giorno.

Un capolavoro necessario.








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