THE DEL FUEGOS Boston, Mass. – US, 1985
THE DEL FUEGOS
Boston, Mass. - US, 1985
Tradizionalisti per scelta, devoti al legno delle loro
chitarre elettriche mentre in molti si consegnavano alle lusinghe sintetiche
della plastica, i Del Fuegos emergono dai quartieri operai di Boston con
l’urgenza di chi non ha tempo per i fronzoli. La loro è una miscela grintosa di
garage rock, R&B asciutto e rock’n’roll primordiale, suonata con la
sfrontatezza di chi sa che la verità sta tra un accordo di quinta e un fustino
di birra consumato sul retro di un furgone.
I fratelli Dan (voce e chitarra) e Warren Zanes
(chitarra), insieme al bassista Tom Lloyd e al batterista Brent
Giessmann, avevano già convinto nel 1984 con l'esordio The Longest Day
- tenuto a battesimo da un padrino d'eccezione come Dave Alvin dei
Blasters - ma è con il capitolo successivo, Boston, Mass., che riescono
a piantare un chiodo nel cuore dei cultori del suono americano più autentico.
Il disco non pretende di consegnare ai posteri verità
universali, ma condensa in trentasei minuti tiratissimi un immaginario nitido:
è rock’n’roll che profuma di asfalto, equamente diviso tra vigore stradaiolo e
ballate notturne dal piglio radiofonico.
Gli scatti fotografici della copertina sono istantanee che
raccontano di vicoli tappezzati di rifiuti, cronache di notti brave che sfumano
proprio quando la luce dei lampioni inizia a impallidire, scacciata dal nuovo
giorno.
Lo slancio ruvido e chitarristico di episodi come “Don’t Run
Wild”, “Hand In Hand” o “Sound Of Our Town” fa risuonare echi di un John
Mellencamp meno rurale o di un Tom Petty più spigoloso, mentre la
scrittura si fa densa e carica di elettricità in “It’s Alright” “Hold Us Down”
e “Shame”. Ma è nel lato oscuro e romantico che i Del Fuegos trovano la loro
cifra più emozionale: il suono notturno di “I Still Want You” e “Fade To Blue”
prepara il terreno per la splendida “Night On The Town”, una ballata springsteeniana
che sembra uscita dalle backstreets di Born To Run, perfetta colonna
sonora per corse antelucane verso il nulla. In chiusura, la soul-rock “Coup De
Ville” evoca sin dal titolo il fantasma elegante di Willy DeVille e dei
suoi Mink, sigillando il disco con un tocco di classe derelitta.
Boston, Mass. non è una pietra miliare ma è uno di
quei dischi senza una nota fuori posto, capace di farsi ascoltare tutto d’un
fiato. Nella mia discoteca personale avrà sempre un posto di riguardo:
riascoltare oggi “Night On The Town” significa tornare a quei girovagare
notturni con l’autoradio Pioneer a tutto volume, cullando l’illusione romantica
di essere come uno dei protagonisti di quelle storie americane che cominciavano
al crepuscolo e si concludevano all’alba, tra strade deserte e magnifici
perdenti.

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