Labour Day Special Edition GANG Le Radici e le Ali – Italia 1991

 


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Le Radici e le Ali – Italia 1991

Il 1° maggio è una festa di precetto laico. E se esiste un disco che in Italia ha saputo dare voce a questa liturgia civile, trasformando il rock in uno strumento di resistenza culturale, quel disco è Le radici e le ali dei Gang. Pubblicato nel 1991, l'album segna la metamorfosi definitiva dei fratelli Marino e Sandro Severini: l’abbandono dell’inglese e del punk filologico degli esordi per abbracciare un "combat-folk" viscerale, capace di unire i Clash a De André e agli Stormy Six.

Considerato il London Calling della musica italiana e inserito tra i 100 dischi più belli di sempre della nostra discografia, Le radici e le ali è un manifesto di appartenenza. Il titolo stesso racchiude una filosofia precisa: non dimenticare le proprie origini (le radici) per poter immaginare e costruire un futuro diverso (le ali). È un monito per non perdere il treno dell'emancipazione in un'Italia che, all'epoca, sembrava già scivolare verso l'oblio della partecipazione politica.

L'album contiene canzoni dalla potenza evocativa come "Bandito senza tempo", una ballata che profuma di polvere e pioggia, diventata immediatamente un classico. Ma è con brani come "La lotta continua" che il disco entra direttamente nei cortei. La canzone è un inno a chi non si arrende, unendo idealmente le lotte in Palestina, Nicaragua, Sudafrica in un unico grande coro di "resurrezione e insurrezione".

La title track, arricchita dagli interventi della fisarmonica di Antonello Salis e dai frammenti sonori di Che Guevara, Mandela e Arafat, è una ballata rivoluzionaria scritta a quattro mani con David Riondino (scomparso il 29 marzo 2026). Qui il rock si sporca con i suoni del "Sud del mondo", grazie all'uso di flauti andini e chitarre battenti, creando un mosaico sonoro inclusivo che rifiuta ogni frontiera.

I fiati sudamericani di “Chico Mendez” e “Sud”, le reminiscenze dei Clash di “Johnny lo Zingaro”, la marcetta bandistica di “Oltre”, l’atmosfera country-punk di “Chicco e il Dinosauro” e di “Ombre Rosse”, dove le ombre non sono quelle degli Apache del film omonimo di John Ford (Stagecoach 1939), tutto contribuisce a creare un album indimenticabile, in cui la bellezza delle musiche si unisce all’importanza dei temi.

In questa giornata dedicata ai lavoratori, riascoltare pezzi come "Socialdemocrazia" significa confrontarsi con una critica feroce a un sistema di "superproduzione", tra mafia e stragi di Stato, che annulla il conflitto di classe e la diversità. Eppure, il messaggio finale non è di sconfitta. Come suggerisce la chiusura di "Che dare?", che riprende il tema dell'esilio: "Scarpe rotte bisogna andare, neanche la pioggia ci potrà fermare".

Le radici e le ali è un'opera epocale perché ha saputo parlare di sconfitte senza mai cedere al disimpegno. È un disco che "spara canzoni che fanno male", ma che al contempo cura le ferite di chi ha ancora il coraggio di tenere i pugni alzati. In questo 1° maggio, i Gang ci ricordano che il futuro non è ancora scritto e che la musica, se ha radici profonde, può ancora insegnarci a volare sopra il sonno delle scimmie.

Un capolavoro di coerenza, umiltà e devozione musicale che purtroppo è ancora e più che mai terribilmente attuale.





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