EDOARDO BENNATO
Burattino Senza Fili – Italia, 1977

Burattino Senza Fili è uno specchio magico capace di riflettere il passato e che, a distanza di decenni, restituisce un’immagine nitidissima dei nostri fallimenti odierni e delle storture di un’intera epoca.

La folgorazione di allora, legata al Pinocchio della mia infanzia, conosciuto attraverso un’edizione sbrindellata del 1927 della fiaba ereditata da mia nonna, che ancora conservo gelosamente, si riaccende oggi con una potenza inattesa attraverso la lettura sociologica che Bennato ne compie nel 1977.

Sotto la veste di una rivisitazione favolistica, l’album insinua dubbi corrosivi sull’ordine costituito. Bennato si spoglia dei panni del cantautore canonico per farsi saltimbanco e giullare di corte, l’unico a cui è concesso svelare, tra uno sberleffo e l’altro, le dinamiche oscure del potere. Non si limita a musicare il racconto, ma gli conferisce una tridimensionalità inquietante attraverso il rock’n’roll, il blues, il folk e il valzer, cristallizzando i personaggi di Collodi in archetipi universali.

L’ordine cronologico della fiaba viene sovvertito con intelligenza critica. Il folk-rock dylaniano di “È stata tua la colpa” apre le danze anticipando il finale amaro: il desiderio di Pinocchio di diventare “vero” sconta il prezzo altissimo dell’omologazione. Il boogie travolgente e mediterraneo di “Mangiafuoco” svela come il sistema isoli e marchi come “pazzi” coloro che non si piegano alle sue regole, mentre la ballata delicata di “La Fata” dissimula, sotto una melodia sognante, una critica al vetriolo verso una società maschilista che intrappola la donna in stereotipi millenari.

Bennato colpisce duro ovunque: l’energico rock’n’roll di “In prigione, in prigione” mette a nudo una legge prona agli interessi dei potenti, mentre la musica da camera di “Dotti, medici e sapienti” si trasforma in una satira feroce contro l’accademia e le sterili lamentazioni nei confronti dei giovani. Il rock-blues trascinante di “Tu grillo parlante” stigmatizza la falsa cultura dei media, e il celeberrimo twist de “Il Gatto e la Volpe” diventa una metafora universale dell’opportunismo, nonché un attacco frontale all’industria discografica e ai suoi inganni. In chiusura, la ballata pianistica “Quando sarai grande” denuncia, con un crescendo emozionale, le promesse vuote di un mondo adulto che chiede soltanto sottomissione.

In un’Italia segnata dagli anni di piombo e dal malessere sociale, Edoardo Bennato elabora un concept album irriverente ed estremamente politico. La sua voce graffiante e sarcastica denuda i mali di una società sorprendentemente immobile e conformista, di cui Pinocchio diviene l’emblema più ambiguo: colui che, pur potendo restare “senza fili”, rinuncia alla propria natura per consegnarsi volontariamente al sistema.

Una pietra miliare che, a distanza di quasi cinquant’anni, continua a bruciare di un’attualità ferocissima.



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