Texacala Jones Pony Island Express – US, 2018

Linda Yacoubian, meglio nota come Texacala Jones, è la suprema sacerdotessa del cowpunk losangelino fin dai primi anni Ottanta quando, tra chiome cotonate, un tratto denso di eyeliner nero, abiti succinti e crocifissi penzolanti, guidava i famigerati Tex & The Horseheads. Il suo verbo era una venefica miscela di rock’n’roll, punk, blues e honky-tonk, mandata giù con sorsi di whisky e manciate di pillole, percorsa da un inconfondibile retrogusto gotico. Un incrocio impossibile e perfetto tra Patti Smith e Siouxsie Sioux, un ibrido selvaggio tra Exene Cervenka e Maria McKee.

Dopo essersi lasciata alle spalle la Città degli Angeli per trasferirsi ad Austin a metà degli anni Novanta, e dopo un rosario di collaborazioni e sortite nel cinema indipendente, tra il 2017 e il 2018 Texacala ha rimesso in moto la macchina del rumore fondando i Pony Island Express. Al suo fianco una truppa di devoti di prim'ordine: Chelsea Taylor alla chitarra, Nathan Calhoun (già bassista nei Butthole Surfers) e Frank Gary Martin alla batteria.

L'album omonimo che ne è scaturito è una vibrante, sanguigna fusione di country-punk, rock’n’roll, blues e umori goth: l'equivalente sonoro di Hank Williams che s'imbarca in una jam session con i Cramps all'ora del vespro.

La voce roca ed espressiva di Texacala evoca personaggi vividi e dolenti, donando una caratura di pura autenticità alle trame del disco. Si va dal trascinante jangle-punk di Wavey” alla bellissima cavalcata elettrica di Roadside Blues”, passando per il country-a-billy polveroso di Center Of The Sun” e per l'accorata ballata di stampo younghiano Listen For Your Car”. L'album accelera poi il ritmo con il punk-rock travolgente di Fridgette Bardot”, sprofonda nelle minacce psych-goth di Invisible Eye” e ritrova la strada dei saloon con il country-honk di Night Smokes”. In un gesto d'irriverente perversione concettuale, la tagliente filastrocca di Cemetery” si incarica di sigillare entrambe le facciate del vinile, sfoggiando due versioni completamente diverse.

Tenuta a battesimo nei primi anni Ottanta da Jeffrey Lee Pierce («Ho suonato la chitarra con i Gun Club per un concerto, ma ero così scarsa che Jeffrey ha dovuto licenziarmi», ama ricordare lei con tagliente autoironia), Texacala dimostra che il tempo non ha scalfito la sua attitudine. E malgrado gli anni passino, continua a fare un magnifico baccano e ad emanare un'energia oscura e viscerale in cui si ritrova l'eco bruciante di X, Blasters e Gun Club.

Un ritorno al veleno, senza resa né rimorsi.





















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