FONTAINES D.C. Dopamine Chamber - UK 2026

 




















FONTAINES D.C.
Dopamine Chamber - UK 2026

I primi due album dei Fontaines D.C. non mi avevano mai davvero entusiasmato. Poi arrivò Skinty Fia (2022) e la mia conversione. Il successivo Romance (2024), strizzava l'occhio al mainstream ma senza abbassare troppo il livello, e tra dischi di platino e nomination ai Grammy, i cinque di Dublino si erano ritrovati tra le rock band più in vista del pianeta.

Dopamine Chamber, il quinto album, uscito il 16 ottobre su XL Recordings e ancora una volta prodotto da James Ford, rappresenta purtroppo un passo indietro, forse anche due o tre.

Grian Chatten lo ha presentato come il contraltare più cupo e meno speranzoso di Romance, una "stanza" in cui ogni canzone dovrebbe indurre una diversa alterazione dello stato d'animo.

L'unico effetto che ho avvertito, in tutti i quarantaquattro minuti dell'album, è una lieve sonnolenza.

Le idee sono poche e stantie. Undici brani in cui gli irlandesi propongono una new wave datata (perdonate l'ossimoro) e un dream-pop narcolettico e trascurabile, soffocato da sintetizzatori stucchevoli di cui si erano già viste le avvisaglie in un paio di episodi di Romance. Le inquietudini di Skinty Fia e la tensione (a intermittenza) del predecessore si perdono, diluite in un brodo di Blur, Depeche Mode e Coldplay. Prevale una stanchezza che sa di disco pubblicato più per obblighi contrattuali che per l'urgenza di tirare fuori dal cilindro un lavoro maturo e sentito.

In Dopamine la band scompare, fagocitata dalla voce di Chatten e da suoni finti e sintetici, saturi di riverbero. La maggior parte dei brani — quando va bene — non va oltre la sufficienza. "Marianne", il singolo che ha anticipato l'album, e "Demolition" sono tra gli episodi più ascoltabili.

C'è anche un brano cantato con la spagnola Rosalia (si, è vero!) che non è neanche la cosa peggiore del disco (!!!)

Nel finale, i Fontaines sembrano destarsi dal sonno indotto dalla loro stessa musica e cercano il riscatto (solo parziale) in zona Cesarini con tre pezzi discreti: "You Miss Me", che parte cupa e si schiude in un refrain radioso di violini, la gradevole ballata semiacustica "Japan" e "Intimate", che almeno mescola atmosfere diverse.

Ma la dopamina resta confinata al titolo di questo disco tanto più deludente perchè proveniente da una band che aveva rivelato talento e sensibilità artistica.

Andatevi a risentire "Big Shot", "Roman Holidays" o "I Love You" da Skinty Fia per credere.


Post Scriptum:

Dopamine Chamber riesce nel difficile compito di superare in bruttezza la copertina di Romance.




 


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